Alessandra: la mia prima esperienza con la riproduzione in purezza dei Diamanti di Gould (primavera 2005).

 

La mia avventura con i Diamanti di Gould è iniziata nell'estate del 2004 ed è nata dopo aver visto per puro caso alcune foto di questi meravigliosi uccelli su Internet. Mi hanno subito conquistata con i loro bellissimi colori. Ho iniziato a documentarmi e a studiare, come faccio sempre prima di decidere l'acquisto di un nuovo amico pennuto.

Dopo tutte le letture del caso, ho deciso di prenderne una coppia e di tentarne la riproduzione in purezza, cioè senza l'ausilio delle balie. Non mi sono lasciata spaventare da chi mi diceva che sono uccellini esigenti, difficili da allevare, delicati di salute e così via. Dopotutto allevavo canarini dal 1993 e non ero proprio una sprovveduta alle prime armi in fatto di uccellini. Con la testardaggine che mi contraddistingue da sempre, ho deciso che non avrei per principio acquistato nemmeno un Passero del Giappone. O ci riuscivo così, o niente!

E così il 1 luglio 2004 sono arrivati i miei primi due Gould: un maschio pettobianco testarossa e una femmina ancestrale testarossa. Entrambi con la punta del becco rossa. Li ho chiamati John ed Elizabeth, proprio come i coniugi Gould, ai quali questo multicolore uccellino deve il suo nome. Per l'acquisto mi sono recata in un noto negozio specializzato della mia zona e ho cercato prima di tutto due soggetti sani, con il piumaggio lucente, compatto e aderente. Nella scelta ho seguito i preziosi consigli del mitico signor Leo, il presidente dell'associazione ornitologica della mia città, che per caso ho incontrato sul posto durante il mio acquisto e che mi ha seguita alle voliere, consigliandomi sui soggetti migliori. Il maschio era un soggetto del 2002, mentre la femmina era un soggetto del 2004 nato in purezza, ma non anellato a causa di problemi avuti con i genitori che non tolleravano l'anellino alla zampa dei pulli.

Una volta a casa, li ho alloggiati in una spaziosa gabbia da cova per la quarantena e successivamente li ho messi in una delle due metà in cui era diviso un gabbione (misure totali circa 100 cm lunghezza, 80 cm profondità e 90 cm altezza) "fatto in casa" da mio padre: da una parte loro due e dall'altra 3 femmine di canarino a fattore rosso. Si sono studiati per un po' e John si è preso una bella cotta per una femmina rosso mosaico. Le faceva le serenate, dormivano vicini con solo il divisorio a separarli e lui le offriva i semini attraverso la grata. Tutto questo sotto gli occhi della povera Elizabeth che moriva di gelosia e che faceva di tutto per distrarre il suo compagno dalla canarina sua rivale, ma senza alcun successo. Nel frattempo i Gould hanno imparato a mangiare il pastone secco, ma non hanno mai assaggiato né frutta né verdura. Oggi l'unica cosa che assaggiano senza molta convinzione sono le foglie di cavolo, ma niente più di qualche beccata poco convinta . In compenso adorano le spighe di panico.

Questa situazione è durata fino al 24 ottobre del 2004, quando sono arrivate altre due coppie di Gould, tutti novelli inanellati nel 2004 e presi presso un allevamento della zona. Un maschio ancestrale testagialla, una femmina pettobianco testanera beccogiallo, un maschio pastello singolo fattore testa nera e una femmina ancestrale testarossa. Al gabbione è stato tolto il divisorio ed è stato rifatto l'intero “arredamento”. Ho così ottenuto un alloggio spazioso e confortevole per i miei 6 amici pennuti, contenente rami di tiglio opportunamente lavati e fissati, un lungo posatoio in plastica che va da un lato all'altro del gabbione (100 cm), alcune mangiatoie a dispenser per i semi, una mangiatoia per il pastone secco apposito per diamanti, un grande beverino da voliera applicabile dall'esterno, un contenitore per sali minerali e carbone vegetale, una mangiatoia speciale per spighe di panico, costruita da mio marito dopo averla copiata da una foto scattata in un allevamento australiano. Dopo un periodo di quarantena, ho introdotto tutti gli uccellini nello stesso momento dentro il nuovo alloggio.

Non ci sono stati particolari problemi, se si esclude il fatto che Elizabeth ha iniziato a perdere le piume intorno al becco, presumibilmente a causa dello stress della vita in gruppo e dello spostamento. Una volta somministrato un buon multivitaminico apposito per i problemi del piumaggio, tutto è tornato rapidamente a posto e anche gli altri Gould hanno completato il piumaggio, con mia sorpresa. Evidentemente l'allevatore non aveva prestato sufficiente attenzione alla loro alimentazione durante la prima muta, che era rimasta incompiuta.

Tutto è andato avanti benissimo: sono riuscita con pazienza e costanza ad abituare tutti i Gould a mangiare il pastone, ad assaggiare le foglie di cavolo e a fare il bagno (all'inizio non ne volevano proprio sapere!). Ho modificato la loro miscela di semi per esotici mischiandola con una pari quantità di sola scagliola. Molti consigli utili mi sono stati dati, soprattutto all'inizio, da esperti allevatori del Diamante di Gould: i signori Corsini e Lotierzo, persone competenti e disponibili che mi hanno consigliata nelle primissime fasi della mia avventura; il simpaticissimo Dr. Abbate, che mi scrive spesso dal New Jersey o dalla Florida, con il quale sono spesso in contatto e che mi spiega e mi consiglia su molti aspetti dell'allevamento dei "Gouldians"; inoltre, grazie alla mia conoscenza della lingua inglese, mi sono molto documentata leggendo libri, siti web e articoli in inglese e prendendo parte a mailing list di discussione estere, principalmente organizzate in Australia, USA, Canada e Regno Unito. Ho avuto anche diversi scambi di e-mail con allevatori in questi paesi (e questo penso si vedrà nella sezione dedicata alla genetica, dove sono abituata a usare la loro terminologia).

Per quanto riguarda la riproduzione, mi ero ripromessa di lasciar fare tutto alla natura e di aspettare che con l'allungarsi del fotoperiodo i miei amici multicolori mi "dicessero" che era ora di mettere il nido in gabbia. Ma un bel giorno, precisamente il 6 gennaio 2005, la Befana mi ha fatto trovare un bel regalino. Mentre mi accingevo a sostituire la carta sul fondo del gabbione, mi sono trovata davanti agli occhi un bianchissimo ovetto! Devo ammettere che è stato panico totale. Non avendo in programma di farli riprodurre a breve, non avevo ancora comprato il materiale necessario per la preparazione del nido. Il nido stesso, a doppia camera, per fortuna era pronto. Mio marito Nicola me l'aveva costruito per tempo. Essendo domenica e per di più il giorno dell'Epifania, tutti i negozi erano chiusi e ho dovuto provvedere con un'imbottitura di emergenza fatta con tovagliolini di carta tagliati a striscioline e segatura. Ho messo subito l'uovo nel nido. Il martedì successivo ho comprato del fieno per conigli, pulito e sterilizzato. L'ho messo nel nido e ne ho appeso un po' nel gabbione. Sembrava che all'improvviso nessuno si interessasse più al nido. Ma io l'ho lasciato… Dopo un po' di giorni, il 15 gennaio, convinta che ormai nessuno entrasse nel nido da tempo, ho deciso di toglierlo. Quando l'ho preso e l'ho aperto ho trovato al suo interno 3 uova! Il 16 gennaio le uova erano 4. Però la femmina non le ha covate. Si è totalmente disinteressata. Quindi a fine gennaio le ho definitivamente tolte. Devo anche aggiungere che non ero ancora riuscita a capire chi fossero i due "genitori" delle uova, perché ogni volta che entravo nella stanza, erano sempre tutti fuori dal nido.

Altre uova sono comparse il 4 marzo, proprio nel giorno in cui il nord Italia veniva sepolto da una bellissima nevicata! Anche stavolta, però, di covare non sembravano avere la minima intenzione. Poi, la svolta. L'8 marzo ho notato che la femmina non usciva più dal nido. Ho fatto appostamenti per qualche giorno e tutto sembrava procedere bene. Il maschio a volte la sostituiva o le faceva compagnia durante il giorno, mentre di notte a covare restava solo la femmina. A proposito, la coppia era formata dalla femmina ancestrale testarossa e dal maschio ancestrale testagialla. Quando sono finalmente riuscita a sbirciare nel nido ho trovato ben 7 uova! La cova è proseguita per 6 giorni senza intoppi. Poi improvvisamente, la sera del 12 marzo, la femmina ha smesso di covare e ha passato una notte fuori da nido. La mattina dopo ha ripreso a covare con assiduità e non ha più smesso. Io però ero molto preoccupata per le possibili conseguenze sulle uova e sugli eventuali embrioni. Il 23 marzo, sbirciando le uova all'interno del nido, ho avuto l'impressione che fossero infeconde: vedevo una trasparenza e lucidità del guscio sospette. La cova era ormai prossima alla fine e non sapevo se fare la speratura. Finora l'avevo evitata per paura di un abbandono del nido, ma alla fine ho deciso di farla e la mia intuizione si è rivelata esatta: 7 uova bianche. Ancora una volta si ricominciava daccapo.

Il 9 aprile nel nido compare il primo uovo della covata successiva, la terza, sempre della stessa coppia (le altre due coppie non sembravano avere interesse né per i nidi né per il fieno). Questa volta, non so perché, ma ero convinta che almeno un pullo lo avrei visto. Me lo sentivo. Hanno deposto alcune uova e hanno iniziato la cova. A un certo punto hanno smesso di covare, poi hanno ripreso, come era già accaduto. Io allora ho deciso che non sarei più intervenuta, avrei lasciato fare tutto a loro, senza sperature e controlli. Alla fine di aprile, guardo nel nido e vedo che ci sono 8 uova. Le lascio senza toccarle né fare la speratura. Il 9 maggio decido di guardare nella cassetta nido per vedere cosa avevano combinato ed eventualmente per gettare uova rotte o infeconde. Apro il tettuccio del nido e mi trovo davanti un pullo! Potete immaginare che emozione! Non poteva avere più di 24 ore di vita. Il gozzo sembrava contenesse del cibo e quindi mi sono tranquillizzata. Evidentemente alla deposizione iniziata il 9 aprile ne era seguita un'altra, altrimenti non si spiegano dei tempi così lunghi. Il 10 aprile ne sono nati altri 3 e l'11 aprile è nato il quinto! I genitori li hanno nutriti benissimo, i gozzi sembravano sempre sul punto di scoppiare! Non riesco a descrivere l'euforia, la soddisfazione e l'orgoglio che ho provato in quei momenti. Ero stata contenta anche alla mia prima nascita di canarini e agapornis, ma con i Gould si trattava di una sorta di vittoria personale, una vittoria arrivata grazie alla mia cocciutaggine e alla mia costanza. Se mi fossi demoralizzata dopo aver visto 3 covate non fertili, non avrei combinato niente.

Tutto sembrava filare liscio. Ma un bel giorno ho avuto una bruttissima sorpresa che mi ha lasciato l'amaro in bocca per settimane. La mattina del venticinquesimo giorno dalla nascita sono scesa a controllare e ho trovato un pullo morto sul fondo della gabbia. Terrorizzata, ho aperto la cassetta nido e mi sono accorta che 3 pulli erano vivi, mentre un altro era morto. Dopo aver tolto i due piccolini deceduti, ho preso i sopravvissuti e li ho studiati bene. Il gozzo era completamente vuoto! Evidentemente i genitori avevano improvvisamente smesso di nutrirli ritenendoli ormai autonomi. Mi sono armata subito di siringa e polvere da imbecco e ho iniziato l'allevamento artificiale che somministravo 4 volte al giorno. All'inizio ho temuto di non farcela a salvarli, ma la mia costanza ancora una volta è stata premiata! Ho messo i piccoli in una gabbia da cova (acchiapparli nel gabbione 4 volte al giorno sarebbe stato impossibile), inserendo mangiatoie con semi e pastone, nonchè le utilissime spighe di panìco, e li ho imbeccati per poco tempo, una settimana circa. Gradatamente, quando li prendevo per l'imbeccata, trovavo ogni volta una quantità sempre maggiore di semini nel gozzo e quando ho iniziato a vedere una quantità di semi adeguata, ho interrotto la somministrazione della pappa da imbecco. Dopo 2 giorni dalla fine dell'imbecco artificiale, un pullo ha avuto un momento di crisi: non mangiava più. Allora ho ripreso la siringa e l'ho aiutato per un altro paio di giorni. Poi stop. I miei primi 3 gouldini erano salvi!

Concludendo, lo so, con 1 coppia effettiva e 2 coppie potenziali ottenere alla fine della stagione solo 3 pulli da una sola coppia non è un risultato eclatante, ma questa prima cova mi ha insegnato tantissimo e farò tesoro di tutto quello che ho potuto osservare e imparare, per evitare di ripetere gli stessi errori in futuro e per organizzarmi sempre meglio!

Alessandra

ultima revisione di questa pagina: 12 giugno 2007


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