Alessandra: "Esperienza di allevamento - inverno 2006-07"

 

Nella primavera del 2006 ho voluto provare a cimentarmi con le cove primaverili approntando poche coppie, ma senza successo alcuno. Ho raccolto una valanga di uova bianche e non ho visto nascere nemmeno un pullo. In realtà mi era stato vivamente sconsigliato questo tentativo, ma ho voluto provare per rendermi personalmente conto delle problematiche e delle controindicazioni di tale decisione. Ho quindi deciso di abbandonare definitivamente le cove primaverili a favore di quelle invernali, che con i dovuti ausili consentono risultati certamente migliori sotto diversi aspetti.

La stagione cove 2006-07, quella autunno-invernale, per me ha portato 3 importanti novità:

1) È stato il primo anno in cui ho messo in cova un vero e proprio allevamento di diamanti di Gould, costituito da 12 coppie.

2) È stato il primo anno in cui ho potuto inanellare i novelli con i miei anelli FOI personali, recanti l'RNA 11FE.

3) Ho cambiato locale d'allevamento, montando un programmatore alba-tramonto, una idonea illuminazione, un termostato per comandare il termosifone già presente nel locale e installando una batteria composta da 12 gabbie da 90 cm ciascuna, disposte su 3 colonne e 4 piani.

Dopo un paio di cicli di vitamina E, somministrati nel periodo di tempo che va dalla metà di luglio alla metà di settembre, ho formato le coppie nella terza settimana di settembre, isolando prima i maschi nelle singole gabbie da cova e aggiungendo dopo qualche giorno le femmine, allo scopo di evitare fenomeni di forte territorialità e aggressività da parte di queste ultime. Passati alcuni giorni, ho aggiunto i nidi a cassetta a doppia camera, preventivamente disinfestati e imbottiti con del fieno per conigli.

Alcune coppie sono partite subito e hanno iniziato a lavorare al nido, deponendo entro breve tempo. Altre, invece, hanno tardato molto e si sono decise solo dopo le festività natalizie, quando ormai non ci speravo quasi più. Altre ancora non hanno proprio combinato niente e su queste mi sono fatta una mia idea. Quest'anno ho voluto lasciarle insieme comunque fino a fine stagione, perché volevo verificare se questa presunta “incompatibilità” o “antipatia” fosse reale o potesse essere dovuta solo a una condizione riproduttiva non completa e raggiungibile solo aspettando. Ora, a stagione conclusa, mi sono fatta l'idea che esistono proprio casi in cui è necessario riassortire le coppie per avere qualche risultato, altrimenti si hanno coppie che si sopportano, convivono, si guardano, ma non combinano un bel niente dal punto di vista riproduttivo.

Fra le coppie che sono partite subito con la riproduzione, ho avuto alcuni casi di ritenzione dell'uovo, soprattutto in femmine giovani. Dopo essermi consultata con allevatori più esperti di me, mi è stato consigliato di fornire a ogni coppia in singole linguette della polvere pura di Transivit, un prodotto rinforzante a base di olio di fegato di merluzzo, apposito per ornitologia. Devo ammettere che tale espediente ha dato rapidamente i suoi frutti e che gli episodi di ritenzione dell'uovo si sono drammaticamente ridotti.

Nel corso della stagione, il numero di coppie effettivamente in riproduzione si è ridotto, in quanto ho perso 2 femmine a causa dei postumi di una ritenzione dell'uovo particolarmente grave (prima di usare il prodotto menzionato qualche riga sopra), 1 maschio che è morto improvvisamente lasciando la sua compagna con 6 pulli appena usciti dal nido e ho isolato qualche soggetto che aveva iniziato a manifestare condizioni fisiche non ottimali. Ho riunito due soggetti “vedovi”, una femmina ancestrale testarossa (la femmina con i 6 pulli, che ho appena citato) e un maschio pettobianco testagialla sperando in un buon risultato e devo dire che le mie aspettative si sono realizzate: questa coppia si è tranquillamente assortita e si è dimostrata abilissima nell'allevamento in purezza. Tenevo molto ad avere dei discendenti in particolare da questo maschio, nato da me in purezza e che trovo molto bello e di buona taglia.

Nel mese di ottobre avevo già i primi pulli nei nidi. A quel punto dovevo cimentarmi per la prima volta nella mia vita nell'inanellamento e la cosa mi preoccupava un po', soprattutto per le minuscole zampine che avrei dovuto maneggiare, con mille paure di ferirle o danneggiarle. Armandomi però di coraggio e pazienza, e inumidendo l'anellino con della saliva o con dell'olio di oliva, sono sempre riuscita nell'impresa. Quando, per colpa mia e della mia poca dimestichezza con quelle azioni, è capitato che abbia involontariamente graffiato con un'unghia qualche zampetta, ho subito applicato un pochino di pomata antibiotica per evitare infezioni (visto che i nidi a cassetta non sono propriamente ambienti pulitissimi) e controllando sempre il giorno dopo la situazione; comunque non è mai accaduto che un graffietto sia degenerato in infezione o abbia provocato un qualsiasi gonfiore in grado di provocare problemi con l'anellino appena inserito. Da questo punto di vista, tutto è filato liscio, con mio grande sollievo. Purtroppo una covata composta da 5 pulli è sfuggita all'inanellamento a causa di un mio calcolo errato della data di nascita. Quando mi sono accorta che dal nido, posto all'ultimo piano in alto della batteria, provenivano distintamente i classici pigolii dei pulli, questi ultimi erano già troppo avanti nella crescita per consentirmi di applicare l'anello.

Ho inanellato utilizzando anche i nuovi anelli FOI di colore nero. Non ho rilevato particolari difficoltà o differenze rispetto agli anelli classici in alluminio. Ho infatti utilizzato entrambi i tipi di anello, terminando prima quelli vecchio tipo che avevo in casa e passando poi a quelli del nuovo tipo. Essendo, come ho già spiegato, il primo anno nel quale ho inanellato i piccoli, per la paura di arrivare in ritardo ho sempre inanellato intorno al quarto - quinto giorno di vita, proprio per non forzare l'anello al momento del passaggio sull'articolazione. Ovviamente, il giorno dopo controllavo di nuovo ogni singolo pullo per verificare che portasse ancora l'anellino alla zampa. Se l'anellino risultava mancante, rovistavo fra il materiale di imbottitura del nido, lo recuperavo e ripetevo la procedura di inanellamento. Non è mai capitato di dover ripetere l'inanellamento per più di 1 volta. Alla fine questa piccola perdita di tempo in più mi ha comunque consentito di inanellare con tranquillità e senza alcun rischio per le zampe dei miei uccellini.

La mortalità dei pulli nati è stata bassissima e si è limitata a un caso di un piccolo schiacciato nel nido dai fratellini ancora implumi, da un paio di pulli neonati lasciati morire da una pessima coppia di passeri-balia e da un solo soggetto deceduto improvvisamente, da un giorno all'altro, dopo l'abbandono del nido.

La stagione riproduttiva 2006 si è conclusa nella seconda settimana di marzo, quando ho tolto l'ultimo nido dal quale si erano involati alcuni giorni prima gli ultimi pulli nati. Mentre sto scrivendo (4 aprile 2007), nel mio allevamento ho 40 pulli di varie età. Alcuni, quelli nati per primi, hanno già quasi completato la muta, altri sono a metà, e i più piccoli hanno ancora le papille luminescenti ai lati del becco. La temperatura nel mio locale è mantenuta costante a 20 gradi da un termostato, anche se capita già sempre più spesso che il termosifone risulti spento nelle giornate più calde, complice sia il sole che illumina e scalda l'allevamento al mattino, sia l'esigua dimensione del locale. Metto il bagnetto ogni volta che riesco, aggiungendo a ognuno 1 contagocce intero di aceto di mele.

Il bilancio di questa stagione riproduttiva per me è positivo, considerando che per la prima volta ho dovuto gestire un certo numero di coppie e ragionare “da allevatore”. Una cosa che ho capito di aver sbagliato è questa: mai entrare nel periodo delle cove con un numero pari di maschi e di femmine. Infatti, mi sono accorta che le femmine sono quelle che soffrono di più e che si stressano maggiormente, soprattutto nelle fasi della formazione e della deposizione delle uova, periodi particolarmente faticosi e impegnativi dal punto di vista fisico. Mi è capitato di avere dei maschi rimasti soli e di non poterli riassortire in coppie per mancanza di femmine. Quindi, per la prossima stagione, dopo essermi consultata con altri allevatori che ormai sono diventati dei buonissimi amici, ho deciso che su 12 coppie terrò un esubero di 5-6 femmine di vari tipi. In questo modo, in caso di incidenti di percorso, potrò riassortire le coppie immediatamente e proseguire con le cove.

Al momento (inizio aprile 2007) gli adulti sono separati dai novelli e divisi per sesso; si trovano in due spaziosi gabbioni assolutamente non affollati, hanno subito il taglio delle unghie e il trattamento antiparassitario con il Frontline. Rimarranno lì per molti mesi, muteranno in tranquillità e si ritempreranno in vista della stagione riproduttiva successiva. Le femmine e i maschi che si sono comportati bene come riproduttori in purezza nella stagione appena conclusa, resteranno certamente in allevamento e sul mio registro d'allevamento sono stati contrassegnati con 2 stelline, per essere subito identificabili.

I novelli, a mano a mano che mutano, vengono suddivisi in maschi e femmine. Si trovano nella batteria di gabbie e hanno a disposizione corridoi di volo che vanno da un minimo di 1,5 m a un massimo di 3 m. Qui faranno esercizio, si irrobustiranno e muteranno in tranquillità. Quando avranno tutti superato la muta, allora procederò (con sommo dispiacere!) a una scelta e cederò parte dei soggetti nati e certamente quegli adulti che non hanno dimostrato buone attitudini alla riproduzione in purezza.

A tutti i soggetti in muta somministro un integratore apposito per il piumaggio, che mi consente di ottenere buoni risultati. Lo uso da sempre e devo dire che la calvizie è un evento rarissimo in allevamento. Gli unici 2 casi riscontrati in questa stagione cove hanno interessato 2 femmine, che hanno sofferto per la deposizione e che sono state prontamente tolte dalla riproduzione. Ma sono comunque convintissima che se non avessero avuto tali problemi e stress legati alla deposizione, non avrebbero presentato l'inconveniente della calvizie, che ritengo sia provocato da altri problemi di varia natura o da condizioni di salute non perfette. Non sono diventate calve nemmeno le femmine (e i maschi) che hanno allevato 2 covate in purezza e che hanno quindi avuto una stagione impegnativa.

Come alimentazione, uso un regime piuttosto spartano. Non mi piace infatti rimpinzare i miei uccelli con tremila integratori o intrugli. Ho una innata avversione per tutto ciò che è umido, quindi evito i pastoni umidi o inumiditi, e pure i semi germinati. Durante la riproduzione, oltre al normale misto per esotici, metto 1 linguetta alla settimana di Foniopaddy per coppia, faccio cicli con un integratore vitaminico e con un prodotto immunostimolante (entrambi in polvere), metto a disposizione un pastone secco per esotici e in ogni portapastone sminuzzo una “presa” di gammarus (quei piccolissimi gamberetti che si danno da mangiare alle tartarughe d'acqua) come integratore proteico. Sempre a disposizione l'osso di seppia, che le femmine divorano, e i sali minerali granulari. Niente grit. Da quando i piccoli lasciano il nido, non devono mai mancare le spighe di panico e fra poco vi spiegherò il perché. Non uso raccogliere erbe selvatiche in campagna, perché non ho tempo, perché essendo tutta coltivata a campi (quasi esclusivamente mais e riso) l'impiego dei pesticidi è pesante e perché nei boschi lungo il fiume Ticino è giustamente vietato asportare fiori, piante ed erbe, essendo un'oasi WWF protetta, tutelata e sorvegliata.

A circa 57-60 giorni di età, ho registrato una crisi alimentare in alcuni novelli, tutti fratelli della stessa covata. Si trovavano ancora insieme ai genitori, ormai senza nido perché non intendevo concedere la terza covata. A un certo punto ho iniziato a vederli un po' apatici, leggermente impallati e alcuni addirittura con la testa sotto l'ala, segno di grave malessere. Li ho catturati e osservati diverse volte, notando un certo dimagrimento. All'ennesimo controllo mi si è accesa una lampadina nel cervello: vuoi vedere che dimagriscono perché non mangiano e non a causa di chissà quale malattia? Ho controllato i gozzi ed erano desolatamente vuoti! Ho però pensato che era impossibile che fossero sopravvissuti digiunando completamente. Ripensando a cosa avevano a disposizione come cibo, mi sono ricordata delle spighe: le mettevo in gabbia a giorni alterni, per spingerli ad alimentarsi non solo con quelle, ma anche con la scagliola delle mangiatoie. Evidentemente mangiavano nei giorni in cui avevano le spighe e digiunavano quasi completamente nei giorni in cui avevano a disposizione solo la scagliola. Ho subito immesso le spighe e questi piccoletti si sono subito fiondati a mangiare. Era la prima volta che mi capitava una cosa del genere; erano accaduti in passato episodi simili che riguardavano però novelli appena usciti dal nido a circa 25 giorni di età, ma mai giovani di 2 mesi. Quindi, mai far mancare le spighe, anche quando si pensa che ormai siano completamente svezzati.

Su 40 pulli, 9 (5 maschi e 4 femmine) sono stati allevati dalle balie, il resto in purezza. Confesso una cosa: pur essendo i passeri degli uccelletti carini e vivaci, non vedo l'ora di poterli dare via tutti. Ne ho 5 coppie e devo dire che sporcano in modo esagerato, depositando escrementi ovunque, nelle mangiatoie, nel portapastone, nelle linguette, nei beverini, sulle sbarre, pure sul pavimento fuori dalla gabbia. Probabilmente questo inconveniente è dato dal fatto che tendono ad ammassarsi ovunque in gruppo, appollaiandosi in ogni dove. Li darò via quando sarò riuscita a creare un ceppo di gould totalmente autonomo dal punto di vista riproduttivo. Per fare questo, dovrò intraprendere un lavoro mirato di selezione e accoppiamento, che probabilmente mi richiederà qualche anno, ma è la strada che ho scelto di seguire.

Ogni giorno li osservo e ogni giorno scopro che quel soggetto è un testagialla, quello invece un testanera e quell'altro un testarossa. È come scartare ogni volta un uovo di Pasqua e trovarci la sorpresa dentro!

Alessandra

4 aprile 2007

ultima revisione di questa pagina: 12 giugno 2007


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